Passeggiate/Cjaminadis: Selvote

Martedì 23 Luglio alle ore 19 ci troviamo per un giro di prova! Il percorso passerà attraverso la “Selvote”.

Il ritrovo-partenza e arrivo saranno presso la casa dello ZIObarbe.

È fondamentale non dimenticarsi di spruzzarsi l’antizanzare!

Al termine della passeggiata seguirà spuntino ristoratore.

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La casa dello zio compie 3 anni!

Per festeggiare insieme il terzo anniversario dell’apertura delle porte della casa, lunedì 1 Luglio ci troviamo per leggere insieme due volumi che parlano del nostro paese, Castions di Strada.

Il primo “Prima che le trombe squillino la prima nota di Pace. Bivio Paradiso, 1918 – 2018”. Un volume dedicato alla prima guerra mondiale sul territorio locale.

Il secondo è la ristampa di “Tesori nascosti di Castions di Strada”.

La porta è aperta, i libri pronti per essere sfogliati, vi aspettiamo!

Cosa e come si mangia nei libri?

Il 2 Maggio sarà una serata all’insegna della gola con Palacinke per tutti i gusti, sia dolci che salate! Le Palacinke sono un dolce di origine istriano tipico della zona di Trieste, ma oltre a questo tipico piatto locale parleremo dei momenti culinari che avete incontrato durante le vostre letture.

Forse una dei passi più famosi dedicati al cibo rimane la madeleine di Proust.

Una sera d’inverno, appena rincasato, mia madre accorgendosi che avevo freddo, mi propose di prendere, contro la mia abitudine, un po’ di tè. Dapprima rifiutai, poi, non so perché, mutai parere. Mandò a prendere uno di quei dolci corti e paffuti, chiamati madeleine, che sembrano lo stampo della valva scanalata di una conchiglia di San Giacomo. E poco dopo, sentendomi triste per la giornata cupa e la prospettiva di un domani doloroso, portai macchinalmente alle labbra un cucchiaino del tè nel quale avevo lasciato inzuppare un pezzetto di madeleine. Ma appena la sorsata mescolata alle briciole del pasticcino toccò il mio palato, trasalii, attento al fenomeno straordinario che si svolgeva in me. Un delizioso piacere m’aveva invaso, isolato, senza nozione di causa. E subito, m’aveva reso indifferenti le vicessitudini, inoffensivi i rovesci, illusoria la brevità della vita…non mi sentivo più mediocre, contingente, mortale. Da dove m’era potuta venire quella gioia violenta? Sentivo che era connessa col gusto del tè e della madeleine. Ma lo superava infinitamente, non doveva essere della stessa natura. Da dove veniva? Che senso aveva? Dove fermarla? Bevo una seconda sorsata, non ci trovo più nulla della prima, una terza che mi porta ancor meno della seconda. E tempo di smettere, la virtù della bevanda sembra diminuire. È chiaro che la verità che cerco non è in essa, ma in me. È stata lei a risvegliarla, ma non la conosce, e non può far altro che ripetere indefinitivamente, con la forza sempre crescente, quella medesima testimonianza che non so interpretare e che vorrei almeno essere in grado di richiederle e ritrovare intatta, a mia disposizione (e proprio ora), per uno schiarimento decisivo. Depongo la tazza e mi volgo al mio spirito. Tocca a lui trovare la verità… retrocedo mentalmente all’istante in cui ho preso la prima cucchiaiata di tè. Ritrovo il medesimo stato, senza alcuna nuova chiarezza. Chiedo al mio spirito uno sforzo di più…ma mi accorgo della fatica del mio spirito che non riesce; allora lo obbligo a prendersi quella distrazione che gli rifiutavo, a pensare ad altro, a rimettersi in forze prima di un supremo tentativo. Poi, per la seconda volta, fatto il vuoto davanti a lui, gli rimetto innanzi il sapore ancora recente di quella prima sorsata e sento in me il trasalimento di qualcosa che si sposta, che vorrebbe salire, che si è disormeggiato da una grande profondità; non so cosa sia, ma sale, lentamente; avverto la resistenza e odo il rumore degli spazi percorsi…All’improvviso il ricordo è davanti a me. Il gusto era quello del pezzetto di madeleine che a Combray, la domenica mattina, quando andavo a darle il buongiorno in camera sua, zia Leonia mi offriva dopo averlo inzuppato nel suo infuso di tè o di tiglio.

“Dalla parte di Swann”, M. Proust

Le porte della casa dello zio Barbe saranno aperte dalle 20.30.

 

7 gennaio, riprendono gli incontri

L’ultimo incontro del 2018 si è svolto il 30 novembre tra l’odore di caffè e una finestra illuminata ed addobbata. Profumi e immagini che hanno fatto da sfondo al cicaleccio dei ricordi 2018.

Il tema invece del primo incontro del 2019, il 7 gennaio, saranno i sapori regionali e i ricordi che lo accompagnano. Come ad esempio il pane frattau, che ai tempi dell’università le mie mie coinquiline mi preparavano. Per chi volesse qui sotto troverete la ricetta.

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Bilanci e buoni propositi

Domani sera 30 novembre ci troviamo per una serata dedicata ad un bilancio tra amici dell’anno che sta per volgere al termine.

Quali cose avete fatto?

Che esperienze indimenticabili avete vissuto?

Cosa vi è mancato in quest’anno?

Punti di partenza per una riflessione sull’anno che verrà. Se c’è qualcosa infatti che non avete fatto nel 2018, non abbiate paura e rimboccatevi le maniche: un nuovo anno inizia con le sue opportunità.

Vi aspettiamo nella casa dello zio Barbe, domani a partire dalle 20.30.

Parole e caldarroste

La serata del 2 novembre é trascorsa all’insegna del giallo, abbiamo parlato con Fabrizio dell’undicesima fatica di Francesca Raffaella Guerra: “Ciò che resta di Manon”, una bella idea regalo da mettere sotto l’albero a Natale per gli amanti delle terre friulane e della letteratura.

ciò che resta di Manon

Ma oltre a parlare di libri, abbiamo ascoltato con piacere il resoconto del cammino lungo la via Francigena di Luca. Un racconto che ci ha fatto sognare ad occhi aperti e ci ha messo la voglia di seguire le sue orme…magari quando tornerà la bella stagione.

Le caldarroste cotte sulla stufa hanno riempito con il loro profumo la casa dello zio Barbe, é sempre bello trovarsi per raccontarsi. Alla prossima!

Senza un soldo a Parigi e a Londra

Nel 1933 Eric Arthur Blair, meglio conosciuto con il suo pseudonimo George Orwell, pubblica il suo primo libro “Senza un soldo a Parigi e a Londra”, che raccoglie l’esperienza vissuta dall’autore venticinquenne nelle due capitali europee.

Se l’autore è conosciuto per i suoi romanzi distopici contro il totalitarismo, le opere saggistiche e gli articoli sono la parte più consistente della sua produzione. “Senza un soldo a Parigi e a Londra” racconta la vita reale degli strati più poveri della popolazione, che l’autore ha sperimentato sulla propria pelle.

Si tratta di un’opera potente e ammirevole, quante volte avete avuto l’occasione di immedesimarvi e conoscere la vita di un senzatetto?

L’autore si fa etnografo ed ci racconta cosa significa rimanere senza un soldo a Parigi, la fame, la disperata ricerca di un lavoro e il genere di vita che si conduce facendo lo sguattero 17 ore al giorno nelle cantine dei ristoranti. La seconda parte invece racconta lo stile di vita di un vagabondo a Londra: l’autore si vestì come un senzatetto, assumendo il nome di P.S. Burton e girò le strade e gli asili notturni della città.

L’analisi accurata dei fatti, ma anche delle emozioni provate, rende l’opera interessante e oltremodo attuale. Nonostante siano passati 85 anni dalla pubblicazione del libro, e una novantina dall’esperienze narrate, molti passi rimangono infatti validi tutt’oggi, a partire dal pregiudizio che nutriamo verso i senzatetto.

Verso la fine dell’opera Orwell dedica qualche passaggio a una riflessione più generale sul tema ed inizia proprio parlando del pregiudizio:

Ma, sebbene evidentemente questo fenomeno sia da prendere in esame, non possiamo nemmeno cominciare se prima non ci liberiamo di certi pregiudizi. Pregiudizi che sono radicati nell’idea che qualsiasi vagabondo sia, “ipso facto”, un furfante. Da bambini ci hanno insegnato che i vagabondi sono dei furfanti, e di conseguenza esiste nella nostra mente una sorta di vagabondo ideale, o tipico, un essere repellente e pericoloso che preferirebbe morire piuttosto che lavorare o lavarsi, e non vuole far altro che mendicare, bere e saccheggiare pollai. Questo mostro-vagabondo non è più conforme alla verità del sinistro cinese di certi romanzi gialli, ma è molto difficile liberarsene. La sola parola «vagabondo» ne evoca l’immagine, e la convinzione che egli sia come noi lo immaginiamo fa perdere di vista i veri problemi del vagabondaggio.

(…)

A suffragare quell’idea di mostro-vagabondo di cui ho parlato, si trovano le spiegazioni più fantastiche. Si dice, per esempio, che un uomo fa il vagabondo per non lavorare, per mendicare più facilmente, per avere più occasioni di violare la legge, perfino – ed è la ragione meno plausibile – perché gli piace.

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1 Ottobre – Farine…come una volta

L’incontro del primo del mese è stato dedicato alla scoperta o meglio alla riscoperta di un’antica tradizione: il pan di Sorc.

Giulia ci ha introdotto all’associazione di cui fa parte, l’Associazione Produttori di Pan di Sorc, portando con sé anche le farine.

Ottobre si è aperto con un autunnale freddino e noi l’abbiamo combattuto accendendo il fuoco, gustandoci una torta e riscoprendo queste antiche farine tradizionali.

 

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